Ultimi Aggiornamenti degli Eventi

“The Hateful Eight” e il cinema di Tarantino

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“Nessun altro genere riflette come il western il periodo in cui viene realizzato più di quello in cui è ambientato” (Q. Tarantino).

Il film è anche metafora di una società in cui “dominano il gio­co delle parti, le menzogne, i travestimenti, i doppiogiochismi, i trabocchetti, le pistole nascoste sotto i tavoli”. Alberto Morsiani, “Quentin Tarantino”, 2018.

Il cinema di P.T. Anderson

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. T. Anderson è teso ad “assediare i margini della forma-film (…), fusione a freddo tra esigenza della forma e disordine stilistico, tra le neces­sità del vero e l’astrazione più surreale, tra mantenimento in vita dei modelli ‘classici’ e la frammentazione brusca degli spazi e dei modi del racconto”. Franco Marineo, “Il cinema del terzo millennio. Immaginari, nuove tecnologie, narrazioni”, 2014.

The Master (P.T. Anderson, 2012)

Lo scacco di Dodd. Quell lo affascina, rappresenta una sfida, ma per tutto il film rimane “un uomo libero, troppo folle o semplicemente trop­po ottuso per essere sedotto dalla filosofia di Dodd”. Roberto Manassero, “Paul Thomas Anderson. Frammenti di un discorso america­no”, 2015.

David Lynch ritorna a Twin Peaks

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“Non so cos’è che mi attrae del Mago di Oz… ma credo che la chiave sia la ricerca della strada per tornare a casa” (David Lynch citato da Matteo Marino in “I segreti di David Lynch“, 2018).

Lynch ci chiede di trovare un legame “con l’eterni­tà dentro di noi. La sua opera indica che non siamo soltanto atomi isolati, e che se capiamo quel legame con l’eterno, saremo in grado di fare scelte migliori”.

R. Forster, citato in: D. Lynch, K. McKenna, “Lo spazio dei sogni”, 2018.

Il revival della fantascienza

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Nel secondo decennio del secolo, la fantascienza torna in auge dopo un periodo di contrazione nel decennio precedente. Probabilmente, per la fantascienza l’11/9 ha rappresentato “una sequenza talmente inimmaginabile e mostruosa (…) da sortire una censura profonda nei confronti del cinema spettacolare (…), [con­dizionando] attraverso un senso di colpa simbolico l’intero imma­ginario hollywoodiano” (Roy Menarini, “Cinema e fantascienza”, 2012. Nello stesso senso, sempre Menarini in “Il cinema dopo il cinema”, 2011)

L’horror nel secondo decennio del secolo

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L’horror funziona sempre benissimo a elaborare i traumi collettivi, ma presenta differenze rilevanti rispetto al decennio precedente, in proporzione all’allontanarsi dell’ombra dell’11/9, evento che aveva segnato a fondo il genere horror, come dimostra un testo chiave come “L’impero del terrore. Il cinema horror statunitense post 11 settembre” di Antonio José Navarro, pubblicato in Italia nel 2019

Il noir contemporaneo

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Affrontando il noir nel suo recentissimo volume dedicato ai sei decenni dal 1960 al 2020, estensione del precedente volume sul noir “classico” (“L’età del noir”), Renato Venturelli ricorre a una lettura estensiva del genere, che lo porta a coprire una quantità molto corposa di titoli, riuscendo in tal modo a scrivere una storia di 60 anni di cinema statunitense, in un “ininterrotto alternarsi di rinnovamenti, recuperi, metamorfosi e contaminazioni”.

Renato Venturelli, “Cinema noir americano. 1960-2020. Pulp, crime, neo-noir”, 2020

Sull’animazione: una base enciclopedica e due monografie

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Giannalberto Bendazzi, “Animazione. Una storia globale”, 2017

Christian Uva, “Il sistema Pixar”, 2017

Matteo Mazza, Simone Soranna, “DreamWorks Animation. Il lato chiaro della luna”, 2020

La violenza e l’esplicitazione della finzione

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La violenza e la morte costituiscono “il punto dove il cinema rivela inevitabilmente la propria natura illusionistica. (…) Nel momento in cui nel film appare il sangue (…), il pubblico viene messo improvvisamente di fronte all’evidenza che quanto avviene sullo schermo obbedisce ai criteri della finzione e alle regole di una messa in scena”.

Leonardo Gandini, Voglio vedere il sangue. La violenza nel cinema contemporaneo, 2014

Resistenza del postmoderno

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“La fine del postmoderno è un processo lungo, complesso, sfaccettato, uno stancante ‘far finire’ che testimonia implicitamente della sua diffusione e popolarità e, insieme, della sua opacità e imprendibilità (anche terminologica)”. Luca Malavasi, Postmoderno e cinema. Nuove prospettive d’analisi, 2017

La tradizione della nostalgia

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La nostalgia è una tradizione, forse la tradizione, della cultura americana” (Franco La Polla, Il nuovo cinema americano, 1978).

Alcuni film lavorano sull’elemento nostalgico intrinseco nel mettere in scena il passato, e riflettono sulle costanti che legano tra loro varie epoche, e il pas­sato al presente.

Carol, Todd Haynes, 2015

XXth Century Women (Le donne della mia vita), Mike Mills, 2016

Wonderstruck (La stanza delle meraviglie), Todd Haynes, 2017

Everybody Wants Some!! (Tutti vogliono qualcosa), Richard Linklater, 2016