Ultimi Aggiornamenti degli Eventi

“Carol” di Todd Haynes

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Carol_Cate_Rooney_2La forza di un film come “Carol”, ambientato nei primi anni ’50, deriva in buona parte dal fatto di provenire direttamente da quegli anni. Lo script di Phyllis Nagy, infatti (“Carol” è il primo film di Todd Haynes la cui sceneggiatura non porta la sua firma), è tratto dal secondo romanzo di Patricia Highsmith, “The price of salt” (questo il titolo col quale fu originariamente pubblicato nel 1952), un romanzo che la scrittrice – nonostante il grande successo dell’esordio, portato sullo schermo da Hitchcock – ebbe non poche difficoltà a pubblicare, riuscendo infine a farlo sotto pseudonimo, a causa del suo soggetto omosessuale in contrasto con la morale puritana dell’epoca.

Carol è Cate Blanchett, in un’altra delle sue superbe interpretazioni (solo pochi giorni fa l’avevamo ammirata in “Truth”). Una donna altoborghese in crisi con il marito e con una bambina piccola, consapevole sin da giovane della propria omosessualità, la quale prova attrazione, ricambiata, per Therese (Rooney Mara, premiata al festival di Cannes per la sua stupenda interpretazione), giovane commessa del reparto giocattoli di un grande magazzino di Manhattan. Carol: caso vuole che il nome …continua a leggere su OndaCinema.

La ricerca dell’identità e la potenza delle storie semplici. Incontro Con Todd Haynes

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Haynes_primo_pianoAlla X edizione della festa del cinema di Roma, il pubblico ha avuto l’occasione di partecipare a una masterclass del regista statunitense indipendente Todd Haynes (“Safe“, 1995; “Velvet Goldmine“, 1998; “Lontano dal paradiso“, 2002; “Io non sono qui“, 2007), in occasione della presentazione del suo ultimo film “Carol”, con Cate Blanchett e Rooney Mara.  Ne è emerso un ritratto pieno, ricco e sfaccettato di un autore che non si sottrae al parlare della propria poetica, anzi ama mettersi a nudo, contrariamente a molti colleghi.

Qui una sintesi di un confronto che ha spaziato da Antonioni a Fassbinder, da Douglas Sirk a David Lean. Su OndaCinema.

“The Whispering Star”. Il nuovo Sion Sono tra elegia e umanesimo.

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whispering_star_2Visto in anteprima italiana alla X edizione della festa del cinema di Roma, nel nuovo film di Sion Sono, il suo primo del tutto indipendente, siamo di nuovo a Fukushima, trasfigurata in monito e metafora. Sion Sono azzera il proprio cinema e lo innova con un’ode alla memoria, un’elegia fantascientifica intrisa di umanesimo.

“Questo è un film sui ricordi”, dice Sion Sono nelle note di regia. “Una preghiera per tutte le genti nel mondo che vivono sotto minaccia ogni giorno”. “The whispering star” è stato girato in gran parte nella regione di Fukushima, colpita dallo tsunami dell’11 marzo 2011. Vi recitano le persone che vivono, oggi, in quei luoghi. Persone le cui abitazioni sono state distrutte o evacuate, che insistono a vivere lì dove sono le loro radici. Gli scenari delle sequenze non ambientate nello spazio, in questo eccentrico film di fantascienza, sono le lande desolate della regione di Fukushima, con le loro abitazioni distrutte, i relitti delle barche ancora dispersi sulla terraferma.
Si respira sempre più aria di post-apocalisse nel Giappone di Sion Sono, e Fukushima è diventata …continua a leggere su OndaCinema.

Profondità di tempo. “Ritorno alla vita” (“Everything will be fine”) di Wim Wenders.

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Profondità di campo, profondità di tempo. Wenders usa congiuntamente il 3D e le ellissi per creare straniamenti spaziali e temporali, suggerire disorientamento emotivo, restituire l’inafferrabilità del tempo e dunque della vita. Un modo nuovo per parlarci, come molte altre volte, di esistenze sospese e, soprattutto, della paura e del bisogno della paternità.
L’effetto è di trattenere le emozioni e farle pulsare sottotraccia: “Ritorno alla vita” è tutt’altro che un film raggelato. Come diceva Bresson, “produce emozione attraverso una resistenza all’emozione”. Ho provato ad approfondire questo punto di vista su Cineforum Web.

Qui la mia recensione.

Tracce di Ozu

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Più che semplicemente una questione di messa in quadro e di rapporti fra genitori e figli, nell’ultimo film di Moretti, il suo capolavoro, si respira a pieni polmoni aria di Ozu. C’è l’ineluttabilità, la fuggevolezza, il minimalismo delle sfumature e dei gesti. C’è la distrazione e la difficile cognizione di un senso che sfugge. La perdita definitiva, e la vita che comincia domani.

PER AMOR VOSTRO di G. Gaudino. Di ricatti e di riscatti

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per-amor-vostroPer CineforumWeb, ho scritto una cosa su di un film che ho amato molto: “Per amor vostro” di Giuseppe M. Gaudino, presentato in concorso al 72° festival di Venezia, e valso a Valeria Golino il premio per la miglior interpretazione femminile.

Un film materico, dallo stile sbrigliato e ardimentoso. Buona lettura, e buona visione.

“Nata per volare come un angelo, costretta a subire sin da bambina per colpa del fratello, Anna è una donna attorno alla quale la realtà si è ristretta e scolorita. Anna capasciacqua …continua a leggere su CineforumWeb.

Recuperi #7. TOKYO-GA, Wim Wenders (1985).

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tokyo-gaAggiunto nel data base degli “altri capolavori”, il film “Tokyo-Ga” (1985) di Wim Wenders, corredato da una scheda critica con riferimenti a Herzog, Pasolini, oltre che, naturalmente, a Yasujiro Ozu:

“Come dev’essere un documentario per essere davvero grande cinema (questo è uno dei più belli della storia del cinema): non tradire l’approccio personale e, partendo dall’intento di indagare la realtà, esser disposto a perdersi in essa.
Wenders è grandissimo quando quello che trova non corrisponde a quello che cerca, e – per quanto vagamente deluso, come in questo caso – sa meravigliarsi di quello che trova: non lo sminuisce, se ne lascia conquistare.
In questo è diverso il suo approccio, rispetto a quello di …continua a leggere.

La distanza fra Tsukamoto e Cronenberg, alla luce di Jung (“Tokyo Fist”, 1995).

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La mia “pietra miliare” per OndaCinema, dedicata a “Tokyo Fist” di Shinya Tsukamoto, in cui provo a segnalare fra l’altro le distanze fra la poetica di Tsukamoto e quella del suo doppio canadese, David Cronenberg. E per farlo, chiamo in causa C.G. Jung.

TOKYO FIST di Shinya Tsukamoto.

Di seguito, un passaggio chiave:

“Cronenberg è da sempre pervicacemente nichilista: nei suoi film, i protagonisti tendono all’autodistruzione; il confronto con l’altro da sé (o con il proprio doppio, interiore o esteriore che sia) conduce all’annichilimento. Ciò con poche eccezioni, fra le quali rilevano “Scanners” (dove avviene una fusione simile a quella di “Tetsuo”), ‘A history of violence’, e per complessità tematica soprattutto “A Dangerous method“. Per Cronenberg, non c’è in genere mai una sintesi che dal confronto fra una tesi e la sua antitesi faccia scaturire un equilibrio: al contrario, il desiderio di fondersi con l’alterità in cui ci si specchia rende impossibile la stessa sopravvivenza. Trasposizione fedele del rapporto fra eros e thanatos descritto da Freud, il raggiungimento del massimo piacere in Cronenberg viene continuamente frustrato, in una tensione che, per pacificarsi, si abbandona alla pulsione di morte. I film di Tsukamoto sono impostati invece secondo un classico schema di tesi-antitesi-sintesi: e in questo, il cineasta giapponese è molto più ‘ottimista’ di Cronenberg”.

Recuperi #6. PRINCIPESSA MONONOKE, Hayao Miyazaki (1997).

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MononokeAggiunto nel data base degli “altri capolavori”, il film “Principessa Mononoke” (1997) di Hayao Miyazaki, corredato da una scheda critica con riferimenti anche a Terrence Malick:

Pellicola chiave nell’opera di Miyazaki, film covato per anni, immenso successo di pubblico in Giappone, “Mononoke Hime” – anche se nel cuore degli appassionati si è imposto “La città incantata” – è probabilmente il film più rappresentativo della poetica del Maestro. Quello in cui, con maggior profondità e complessità, con maggior ricchezza di sfumature e di registri narrativi, è dispiegato il tema del conflitto fra natura e civilizzazione umana. E’ anche il solo film in cui Miyazaki …continua a leggere.

Recuperi #5. ONIBABA, LE ASSASSINE, Kaneto Shindo (1964).

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onibaba-11Aggiunto nel data base degli “altri capolavori”, il film ONIBABA di K. Shindo (1964), corredato da una breve scheda critica:

La prima parte di “Onibaba – le assassine” è un’angosciosa allegoria (magnifica, per essenzialità) di un’umanità che più hobbesiana non si può (lo stato di natura rousseuviano appare quanto mai una favola per bimbi), in cui due donne, lasciate sole dagli uomini partiti per una guerra senza luogo e senza tempo, uccidono …continua a leggere.