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Il rapporto con la realtà nel cinema americano contemporaneo

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Nel 2001, vent’anni fa, era corretto rilevare che il cinema hollywoodiano stesse “in modo graduale affrancandosi dall’esigenza di rielaborare il reale in modo attendibile e coerente, lineare e organico, accelerando un processo che ha avuto inizio negli anni Settanta, con l’esplosione della dimensione metacinematografica”. Leonardo Gandini, Roy Menarini (cur.), Introduzione a “Hollywood 2000. Panorama del cinema americano contemporaneo. Generi e temi”, 2001.

Oggi possiamo ancora dire lo stesso?

Mitizzare il cinema classico hollywoodiano

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Al di là delle ovvie differenze (di contesto produttivo e sociale, tecniche e stilistiche), quanto è distante nella sostanza la Hollywood di oggi dalla Hollywood classica?

“Guardando alla classicità hollywoo­diana come a un luogo edenico al quale è impossibile fare ritorno, si [rischia di] mitologizza[re] una fase del cinema americano che per moltissimo tempo è stata oggetto dei medesimi rimproveri – intrattenimento futile, prevalenza della dimensione commerciale, escapismo”

Leonardo Gandini, Roy Menarini, Gli Stati Uniti tra continuità e discontinuità, in Christian Uva, Vito Zagarrio (cur.), Le storie del cinema. Dalle origini al digitale, 2020

Immersività e sensorialità.

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“Per lo spettatore, l’assorbimento nel film non è più generato dalla densità dell’intreccio, (…) ma da sistemi tecno­logici che provvedono ad avvolgerlo e immergerlo nel flusso dell’a­zione. La sensorialità dell’immagine diventa così l’ultima frontiera, estetica e commerciale, del cinema hollywoodiano”.

Leonardo Gandini, Roy Menarini, Gli Stati Uniti tra continuità e discontinuità, in Christian Uva, Vito Zagarrio (cur.), Le storie del cinema. Dalle origini al digitale, 2020