Mese: febbraio 2016

Fuocoammare (G. Rosi, 2016)

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rosi_fuocoammare_3Samuele non riesce a remare. Gira su se stesso con la sua barchetta, nel porto di Lampedusa, e finisce per incastrarsi fra le imbarcazioni ormeggiate. Samuele non ama il mare, gli fa venire la nausea (anche se la pasta al sugo di calamari sembra gradirla). Samuele Pucillo è il bambino lampedusano scovato e prescelto da Gianfranco Rosi come principale ‘protagonista’ isolano – assieme al dottor Pietro Bartolo – in questo film che, dopo l’exploit di “Sacro GRA” a Venezia 2013, si è aggiudicato il massimo riconoscimento al 66° festival di Berlino.

Riconquistare il mare
“Fuocoammare” sembra fatto dei quattro elementi primigeni. La terra: poco più che uno scoglio, al largo dell’Africa. L’aria: un cielo nuvoloso e invernale, foriero di pioggia. Il fuoco: quello del titolo ossimorico, quello delle guerre. E l’acqua del mare. Quel Mediterraneo che è stato sin dagli albori delle civiltà luogo di incontro e di scambi, via da percorrere carichi di merci. E che negli ultimi anni è diventato il cimitero di oltre quindicimila persone in fuga dalle loro terre.
A Samuele, naturalmente, tocca di rappresentare un po’ anche noi, gli europei, e il nostro sguardo. Samuele, come tutti i bambini, …continua a leggere su OndaCinema.

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The cat returns (La ricompensa del gatto, 2002)

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Haru, adolescente impacciata e sempre in ritardo, sin da piccola ha una speciale confidenza con i gatti. Una mattina salva un gatto che stava per essere investito per strada: per ricompensarla, il re dei gatti decide di darla in sposa al gatto salvato, che è proprio il figlio del re. Da quel momento, lo scopo di Haru sarà di liberarsi dal mondo in cui viene risucchiata, per riappropriarsi della propria umanità (che sta lentamente soccombendo, visto che si comincia a trasformare parzialmente in gatta).

Evidente le affinità di questo piccolo progetto Ghibli del 2002 con “La città incantata”, capolavoro miyazakiano dell’anno precedente, in cui i genitori della protagonista erano stati trasformati in maiali, e la stessa Chihiro per ritrovare la propria libertà doveva rimettere insieme gli ideogrammi del proprio nome. Il graduale passaggio dal mondo reale alla parallela dimensione felina è forse la parte più riuscita del film, per le soluzioni adottate sia a livello… …continua a leggere su OndaCinema.

A Most Violent Year (1981: Indagine a NY)

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Inflation, no chance to increase the finance. Natural fact is honey, that I can’t pay my taxes. Così canta Marvin Gaye in “Inner City Blues”, che chiude il capolavoro del 1971 “What’s going on”, canzone che J.C. Chandor ha scelto per i titoli di testa del suo film ambientato esattamente dieci anni dopo, in quell’ “anno più violento” che la storia di New York ricordi (il titolo originale del film è “A Most Violent Year”, peraltro bellissimo – al contrario di quello italiano che è anche incongruo: nella trama l’indagine è secondaria).
L’acquisto di un appezzamento sulle rive dell’Hudson incrementerebbe il giro d’affari di Abel Morales, grossista di carburante, rendendolo forse il primo della piazza. La moglie Anna tiene i conti, e trucca i bilanci; lui fa finta di non saperne, e tenta, o s’illude, di restare pulito, mentre la concorrenza gioca sporco, rapinandogli intere partite di carburante. Le autorità indagano, le banche… …continua a leggere su OndaCinema