recensione

“Closet Monster”, promettente esordio di Stephen Dunn

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locandina_Closet_MonsterVisto alla X festa del cinema di Roma, l’esordio nel lungometraggio di Stephen Dunn, che al 40° festival di Toronto ha vinto il premio come miglior film canadese, è passato a Roma del tutto sotto silenzio, confinato – un po’ incongruamente e oltretutto fuori concorso – nella sezione “Alice nella città”. Si tratta invece di un esordio degno della massima attenzione: un’opera immaginifica che, seguendo le orme di Xavier Dolan (di cui Dunn è coetaneo), non rinuncia a citare anche Cronenberg per coinvolgere lo spettatore nel coming-of-age di Oscar (Connor Jessup), un ragazzo alla scoperta della propria omosessualità, in un contesto sociale da cui emerge un livello di omofobia preoccupante.

Diciamo subito che l’emulazione di Dolan è evidente. Anzi lo è al punto da non costituire un limite su cui insistere (meno che mai un difetto): Dunn, oltre a rivelarsi assolutamente padrone del mezzo con una messa in scena a dir poco vivida, sembra possedere una sua personale cifra estetica, tutt’altro che embrionale, che lo distingue dal famoso collega. …continua a leggere su Ondacinema.

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“The Whispering Star”. Il nuovo Sion Sono tra elegia e umanesimo.

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whispering_star_2Visto in anteprima italiana alla X edizione della festa del cinema di Roma, nel nuovo film di Sion Sono, il suo primo del tutto indipendente, siamo di nuovo a Fukushima, trasfigurata in monito e metafora. Sion Sono azzera il proprio cinema e lo innova con un’ode alla memoria, un’elegia fantascientifica intrisa di umanesimo.

“Questo è un film sui ricordi”, dice Sion Sono nelle note di regia. “Una preghiera per tutte le genti nel mondo che vivono sotto minaccia ogni giorno”. “The whispering star” è stato girato in gran parte nella regione di Fukushima, colpita dallo tsunami dell’11 marzo 2011. Vi recitano le persone che vivono, oggi, in quei luoghi. Persone le cui abitazioni sono state distrutte o evacuate, che insistono a vivere lì dove sono le loro radici. Gli scenari delle sequenze non ambientate nello spazio, in questo eccentrico film di fantascienza, sono le lande desolate della regione di Fukushima, con le loro abitazioni distrutte, i relitti delle barche ancora dispersi sulla terraferma.
Si respira sempre più aria di post-apocalisse nel Giappone di Sion Sono, e Fukushima è diventata …continua a leggere su OndaCinema.

“Mountains May Depart”: lo sradicamento della Cina.

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Jia_primo_piano_mountainsIl film che per molti avrebbe dovuto vincere la Palma d’Oro allo scorso festival di Cannes – dove Jia Zhang-Ke, acclamato come il più importante regista cinese della sua generazione, nonché, a parer mio, uno dei più importanti registi viventi, non ha ancora ottenuto il massimo riconoscimento. Questo “Mountains may depart” è il suo film probabilmente di maggior presa su un pubblico occidentale, anche per le sue sfumature melò, che facilitano il coinvolgimento emotivo dello spettatore.

Non è certamente per questa ragione, comunque, se mi è parso un autentico capolavoro. Uno fra i tanti firmati da Jia. E’, soprattutto, per la cristallina semplicità e chiarezza con cui Jia si esprime, racchiudendo in quest’opera l’essenza della propria poetica. La potenza è tale che non stonano neppure un paio di sottolineature didascaliche, anzi paiono effettivamente opportune.

Suddiviso in tre episodi, che dal 1999 conducono fino al 2025, è il racconto di uno sradicamento. I suoi tre movimenti registrano il passato che si sgretola, nel rinnegamento delle memorie e degli affetti. Sono i segni del progresso, il costo della modernità, le controindicazioni dello sviluppo – di cui Jia, da buon orientale ancorato a tradizioni millenarie, non vede “magnifiche sorti”. Una metafora universale, un monito valido non solo per la Cina contemporanea.

Qui la mia recensione, per OndaCinema.

“Leviathan”. Le persecuzioni di Giobbe sulle rive dell’Artico.

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leviathanLeviathan” è il quarto film del regista de “Il ritorno” (leone d’oro a Venezia 2003). Nel frattempo i suoi due altri film, “Banishment” (2007) e “Elena” (2011) – entrambi belli, anche se non capolavori come il film d’esordio – sono rimasti inediti in Italia. “Leviathan” ha ottenuto il premio per la miglior sceneggiatura a Cannes 2014.

Asciugato lo stile sino a un minimalismo estremo, la messa in scena di Zvyagintsev è più asettica che rigorosa. Un registro, quello scelto, che contribuisce a precludere all’opera l’universalità cui ambisce.

Su CineforumWeb la mia recensione di un film che ad alcuni (non molti) è parso un capolavoro, ma che, per me, si è rivelato una piccola delusione.

Voto 6

2 stelle e mezza su cinque

“Take me back to reality!”. Lo splendido “Mia madre” di Nanni Moretti.

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Capranichetta_BuyRacconto dell’elaborazione anticipata di un lutto e di un disorientamento esistenziale, “Mia madre” punta a disarmare la finzione, dismettere le maschere, perseguendo tenacemente l’autenticità: della vita come del cinema.

Il film più maturo e armonioso di Nanni Moretti; serio candidato alla Palma d’oro al prossimo festival di Cannes.

Qui la mia recensione, su Ondacinema:

MIA MADRE di Nanni Moretti.

Voto 9.

“Cloro”: il bell’esordio di Lamberto Sanfelice.

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cloro-locandinaIl bell’esordio di Lamberto Sanfelice, presentato di recente con successo al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino, è una promettente opera prima.

Accompagnandosi a quello fra sogno e destino, il dualismo acqua/montagna percorre tutto il film.

Un racconto di formazione in cui uno sguardo aderente alla realtà si coniuga felicemente ad alcuni suggestivi momenti espressionisti.

Qui la mia recensione:

CLORO, Lamberto Sanfelice, 2015

E qui la mia intervista con il regista:

Intervista con Lamberto Sanfelice, regista di “Cloro”

“Nessuno si salva da solo”: la più deludente trasposizione di Castellitto dalla Mazzantini.

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Nessuno_si_salva_da_solo_Jasmine_Trinca_Riccardo_Scamarcio_foto_dal_film_10_bigMentre il romanzo “Nessuno si salva da solo” era secco, acido e crudele, il film, la cui regia è sciatta e svogliata, è sbagliato soprattutto per scelte di sceneggiatura che lo fanno scadere nel consolatorio.

Qui la mia recensione su Ondacinema:

NESSUNO SI SALVA DA SOLO, Sergio Castellitto

Voto 4

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