Xavier Dolan

“Juste la fin du monde” di Xavier Dolan

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Juste-la-fin-Dolan-MEGA-BOXPer il suo sesto film, che ha vinto il Premio speciale della giuria al 69° festival di Cannes, il ventisettenne cineasta di Montréal adatta quello che è ritenuto il capolavoro di Jean-Luc Lagarce, l’autore teatrale oggi più rappresentato in Francia, di cui non fu mai portato in scena nulla prima della morte avvenuta prematuramente nel 1995.

“Juste la fin du monde” racconta di Louis, un quarantenne che torna dai familiari con cui non ha più rapporti da anni, per annunciare la sua malattia (che non viene mai nominata neanche da Dolan) e la prossima morte.
Dolan conserva la scrittura frammentata di Lagarce in una sceneggiatura il cui flusso di parole, incessante e interrotto di continuo, nasconde più di quanto non riveli. Come i dialoghi sono impostati sulla reticenza, analogamente tutto il film è costruito sul non detto, e la tensione narrativa scaturisce dall’ansia dello spettatore che si chiede quando e se sarà colmato. Affidandosi a prove attoriali particolarmente affiatate (che sintonia e che eccellente direzione degli attori!), nell’isteria di dialoghi senza sbocco le uniche aperture sono i momenti in cui …continua a leggere su OndaCinema

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“Closet Monster”, promettente esordio di Stephen Dunn

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locandina_Closet_MonsterVisto alla X festa del cinema di Roma, l’esordio nel lungometraggio di Stephen Dunn, che al 40° festival di Toronto ha vinto il premio come miglior film canadese, è passato a Roma del tutto sotto silenzio, confinato – un po’ incongruamente e oltretutto fuori concorso – nella sezione “Alice nella città”. Si tratta invece di un esordio degno della massima attenzione: un’opera immaginifica che, seguendo le orme di Xavier Dolan (di cui Dunn è coetaneo), non rinuncia a citare anche Cronenberg per coinvolgere lo spettatore nel coming-of-age di Oscar (Connor Jessup), un ragazzo alla scoperta della propria omosessualità, in un contesto sociale da cui emerge un livello di omofobia preoccupante.

Diciamo subito che l’emulazione di Dolan è evidente. Anzi lo è al punto da non costituire un limite su cui insistere (meno che mai un difetto): Dunn, oltre a rivelarsi assolutamente padrone del mezzo con una messa in scena a dir poco vivida, sembra possedere una sua personale cifra estetica, tutt’altro che embrionale, che lo distingue dal famoso collega. …continua a leggere su Ondacinema.

MOMMY. Costretta nel formato 1:1, la vitalità di Dolan pulsa più indomita che mai.

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MOMMYMommy” è il quinto film dell’enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan (autore a tutto tondo, che i film se li scrive e spesso – non in questo caso – li interpreta).  “Mommy” – prima opera di Dolan a esser distribuita in Italia – si è aggiudicato il Gran Prix della giuria all’ultimo festival di Cannes, ex aequo con “Adieu au language”, l’ultima, sperimentale provocazione (in 3D) di un autore che giovane lo è rimasto dentro: l’ottantaquattrenne Jean Luc Godard. Ma se Godard, che non ha mai smesso di sperimentare, lo fa sorvegliando le sue creazioni con il piglio rigoroso dell’intellettuale, la peculiarità di Dolan sta nel suo irrefrenabile temperamento emotivo. Una foga priva di freni e di pudore, avida di vita. Il cinema di Dolan è al contempo ingenuo e geniale, specialmente nell’uso delle musiche, in un’accondiscendenza alla cultura visiva delle clip video che invece di apparire kitsch risulta squisitamente genuina.

Con “Mommy“, Dolan, classe 1989, raccontando del tormentato rapporto con la propria madre Diane da parte di un quindicenne affetto da deficit di attenzione, Steve, è tornato sulla materia del suo primo film – scritto a 16 anni e diretto a 20 – “J’ai tué ma mère” (2009). Fu il suo esordio alla regia, e lì vi recitava anche, nelle vesti del protagonista. Nocciolo del film, scopertamente autobiografico, era il rapporto edipico tra un sedicenne e sua madre. Se nel film d’esordio Dolan decise appunto d’interpretare il ruolo del figlio, adesso …continua a leggere…