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Festa del cinema di Roma 2015: dieci film

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Ha poco senso fare un bilancio di un festival che, cambiando quasi ogni anno struttura o direzione artistica, è ancora ben lontano dall’acquisire una sua fisionomia. Lasciamo le polemiche ad altri: pur con tutti i suoi limiti, la rassegna romana è stata anche quest’anno un’occasione per vedere qualche film interessante, in anteprima italiana o europea.

Su CineforumWeb una sintesi di 5 titoli significativi fra quanti visti (“The whispering star” di Sion Sono; “Closet Monster” di Stephen Dunn; “Eva no duerme” di Pablo Aguero; “Truth” di James Vanderbilt; “Mistress America” di Noah Baumbach).

Altri film visti:

  • il magnifico “Carol” di Todd Haynes (già in concorso a Cannes).
  • Junun“, documentario di P.T. Anderson sulla realizzazione dell’album omonimo cui ha collaborato in India Jonny Greenwood.
  • Hitchcock/Truffaut“, convenzionale ma gustoso documentario sul celeberrimo libro-intervista dedicato da Truffaut al cinema di Hitchcock (sarà in sala in primavera).
  • Room“, di cui si parlerà molto, che aveva vinto a Toronto e mi ha commosso, con le sue sfumature di grande delicatezza a descrivere uno dei rapporti madre/figlio più intensi che ricordi. La commozione non è cercata in modi ricattatori, sicuramente non ruffiani. Il bambino protagonista, poi, è eccezionale.
  • Mustang“, film – turco – di una giovanissima esordiente, che racconta della difficoltà a diventare donne libere e felici nell’Anatolia di oggi. Il film che la Francia – più che mai globalizzante colonizzatrice cinematografica – ha scelto per essere rappresentata ai prossimi premi Oscar.

Qui potete leggere una cronaca della masterclass con Todd Haynes.

Un unico, grande rimpianto: aver perso “Office“, il musical 3D di Johnnie To. (Perso anche l’ultimo Gondry, di cui si è detto un gran bene. Ma spero di recuperarlo presto in sala).

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“Carol” di Todd Haynes

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Carol_Cate_Rooney_2La forza di un film come “Carol”, ambientato nei primi anni ’50, deriva in buona parte dal fatto di provenire direttamente da quegli anni. Lo script di Phyllis Nagy, infatti (“Carol” è il primo film di Todd Haynes la cui sceneggiatura non porta la sua firma), è tratto dal secondo romanzo di Patricia Highsmith, “The price of salt” (questo il titolo col quale fu originariamente pubblicato nel 1952), un romanzo che la scrittrice – nonostante il grande successo dell’esordio, portato sullo schermo da Hitchcock – ebbe non poche difficoltà a pubblicare, riuscendo infine a farlo sotto pseudonimo, a causa del suo soggetto omosessuale in contrasto con la morale puritana dell’epoca.

Carol è Cate Blanchett, in un’altra delle sue superbe interpretazioni (solo pochi giorni fa l’avevamo ammirata in “Truth”). Una donna altoborghese in crisi con il marito e con una bambina piccola, consapevole sin da giovane della propria omosessualità, la quale prova attrazione, ricambiata, per Therese (Rooney Mara, premiata al festival di Cannes per la sua stupenda interpretazione), giovane commessa del reparto giocattoli di un grande magazzino di Manhattan. Carol: caso vuole che il nome …continua a leggere su OndaCinema.

La ricerca dell’identità e la potenza delle storie semplici. Incontro Con Todd Haynes

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Haynes_primo_pianoAlla X edizione della festa del cinema di Roma, il pubblico ha avuto l’occasione di partecipare a una masterclass del regista statunitense indipendente Todd Haynes (“Safe“, 1995; “Velvet Goldmine“, 1998; “Lontano dal paradiso“, 2002; “Io non sono qui“, 2007), in occasione della presentazione del suo ultimo film “Carol”, con Cate Blanchett e Rooney Mara.  Ne è emerso un ritratto pieno, ricco e sfaccettato di un autore che non si sottrae al parlare della propria poetica, anzi ama mettersi a nudo, contrariamente a molti colleghi.

Qui una sintesi di un confronto che ha spaziato da Antonioni a Fassbinder, da Douglas Sirk a David Lean. Su OndaCinema.