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“Room”: accogliere il mondo.

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Bg98yo_room_01_o2_8707116_1438094948.jpgUn’agente di polizia intima di tacere a un collega superficiale e rinunciatario, mentre cerca di dare senso alle parole confuse di Jack, il bambino protagonista di Room, che vede il mondo per la prima volta. Da ottima detective, in pochi istanti decodifica informazioni all’apparenza incomprensibili che il collega riteneva prive di senso. C’è, in questa donna, ottimismo, determinazione e grande senso pratico. Oltre a un’intesa immediata e materna con Jack. Poco dopo, il nonno di Jack non riesce a sopportare la paternità biologica del nipote, e si fa da parte impacciato, incapace di dire una parola. Queste attitudini rinunciatarie (quella del poliziotto e del nonno) sono entrambe aspetti di un modo di affrontare il mondo con scarsa sensibilità, con scarsa propensione al qui e ora, all’apertura, all’ascolto e all’accoglienza.

La stanza del titolo è quella dove è nato e cresciuto Jack (lo straordinario Jacob Tremblay), recluso per anni insieme alla madre (Brie Larson, appena premiata con l’Oscar). Al compimento del quinto anno di Jack, …continua a leggere su Cineforum

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Festa del cinema di Roma 2015: dieci film

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Ha poco senso fare un bilancio di un festival che, cambiando quasi ogni anno struttura o direzione artistica, è ancora ben lontano dall’acquisire una sua fisionomia. Lasciamo le polemiche ad altri: pur con tutti i suoi limiti, la rassegna romana è stata anche quest’anno un’occasione per vedere qualche film interessante, in anteprima italiana o europea.

Su CineforumWeb una sintesi di 5 titoli significativi fra quanti visti (“The whispering star” di Sion Sono; “Closet Monster” di Stephen Dunn; “Eva no duerme” di Pablo Aguero; “Truth” di James Vanderbilt; “Mistress America” di Noah Baumbach).

Altri film visti:

  • il magnifico “Carol” di Todd Haynes (già in concorso a Cannes).
  • Junun“, documentario di P.T. Anderson sulla realizzazione dell’album omonimo cui ha collaborato in India Jonny Greenwood.
  • Hitchcock/Truffaut“, convenzionale ma gustoso documentario sul celeberrimo libro-intervista dedicato da Truffaut al cinema di Hitchcock (sarà in sala in primavera).
  • Room“, di cui si parlerà molto, che aveva vinto a Toronto e mi ha commosso, con le sue sfumature di grande delicatezza a descrivere uno dei rapporti madre/figlio più intensi che ricordi. La commozione non è cercata in modi ricattatori, sicuramente non ruffiani. Il bambino protagonista, poi, è eccezionale.
  • Mustang“, film – turco – di una giovanissima esordiente, che racconta della difficoltà a diventare donne libere e felici nell’Anatolia di oggi. Il film che la Francia – più che mai globalizzante colonizzatrice cinematografica – ha scelto per essere rappresentata ai prossimi premi Oscar.

Qui potete leggere una cronaca della masterclass con Todd Haynes.

Un unico, grande rimpianto: aver perso “Office“, il musical 3D di Johnnie To. (Perso anche l’ultimo Gondry, di cui si è detto un gran bene. Ma spero di recuperarlo presto in sala).