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LO SPAZIO E L’ARCHITETTURA NEL CINEMA DI ANTONIONI.

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ECLISSENel 2006 avevo realizzato, per conto di un’ente privato, questa cosa qui, che mi sono finalmente deciso a tirare fuori da un cassetto e pubblicare su youtube. E’ una sorta di video saggio, un documentario composto interamente di sequenze di film di Michelangelo Antonioni (quelli compresi fra “L’avventura” e “Professione: reporter”), montate fra loro per analogia, allo scopo di analizzare l’innovativo uso dello spazio e degli ambienti nel cinema del maestro di Ferrara, sino ai richiami alla pittura informale nel finale di “Zabriskie Point”. La voce over è la mia, registrata in modo artigianale. Avrebbe dovuto essere reincisa in studio, quindi quella che ora vedrete è una bozza. Peraltro all’epoca non tutti le opere di Antonioni si trovavano in digitale: alcune fonti erano in vhs e ovviamente la qualità video ne risente. Al netto di questi aspetti il lavoro di montaggio e l’analisi condotta ritengo sia ancora valida e meriti di essere finalmente divulgata. Buona visione, se vi va: LO SPAZIO E L’ARCHITETTURA NEL CINEMA DI ANTONIONI.

“Cloro”: il bell’esordio di Lamberto Sanfelice.

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cloro-locandinaIl bell’esordio di Lamberto Sanfelice, presentato di recente con successo al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino, è una promettente opera prima.

Accompagnandosi a quello fra sogno e destino, il dualismo acqua/montagna percorre tutto il film.

Un racconto di formazione in cui uno sguardo aderente alla realtà si coniuga felicemente ad alcuni suggestivi momenti espressionisti.

Qui la mia recensione:

CLORO, Lamberto Sanfelice, 2015

E qui la mia intervista con il regista:

Intervista con Lamberto Sanfelice, regista di “Cloro”

Pillole da Roma 2014 – prima parte.

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Time out of mind (O. Moverman) Un film monotono che è un’opera eccezionale, sotto il segno del più squisito minimalismo di Carver e di Hopper. Recensione su OndaCinema. Voto 7,5

Trash (S. Daldry). Vedi pillola. Voto 5.

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (J.-P. Jeunet). Jeunet trova la sua dimensione ideale nel racconto di formazione per ragazzi, ricco di invenzioni intelligenti, che affronta temi impegnativi (per un film destinato a un pubblico particolarmente giovane) come la Morte e la sua rimozione. Con una sequenza memorabile: un’elegante e feroce parodia del sistema mediatico. Voto 6,5.

DARUMA DOLLAs the gods will (T. Miike). Uno dei suoi film più belli che mi sia capitato di vedere (una ventina). Geniale, spiazzante, costantemente imprevedibile (e sempre con un’aggiunta di senso). Ogni sequenza un potenziale memorabile cult. Ma c’è di più. Il film ha una complessità di fondo che va ben oltre l’apparente (e irresistibile) divertissement, quanto a dissacrante visione sociale. C’è un equilibrio folle tra crudeltà e ironia in una denuncia che più intransigente non si può su una società che forma i giovani a leggi di insana competizione. E c’è, come sempre in Miike, il ruolo ultimo della fortuna che decide infine se premiare l’odio e/o l’amore. “As the gods will” è (anche) una geniale parodia di “Hunger games”, che dà una pista o due pure a film occidentali appena interessanti, come “Quella casa nel bosco”. Uno dei capolavori del cineasta giapponese. Voto 9

Eden (M. Hansen-Love). Mia Hansen Love ha fatto di meglio. Qui assayaseggia troppo. Il film è prolisso, e nonostante sia girato un gran bene, sa di visto. E’ schiacciato dai giganti del passato, questo cinema che rifà la nouvelle vague ad libitum. La vita come ripetizione, ritmo, coazione a ripetere: attimi promiscui ellittici, fuggenti. Amori precari in vite precarie, vissute intensamente e presto scorse via. …Ma quanto Truffaut, quanto Garrel, quanto Doillon. …Quanto Assayas! Voto 6

Still AliceStill Alice (R. Glatzer, W. Westmoreland). A fronte di una regia al servizio della storia (una regia convenzionale ma con una discreta idea di fondo centrata sulla sfocatura, e alcuni momenti particolarmente efficaci – su tutti la sequenza dei gusti di gelato), “Still Alice” è un grande film, sorretto da un’interpretazione magnifica di J. Moore, al suo meglio per raffinatezza, mimesi, immedesimazione. Al film manca uno sguardo potente, ma è un dramma intimo, asciutto, che sa evitare la retorica: di livello superiore ad analoghe confezioni recenti come “Dallas Buyers Club” (qui, siamo dalle parti di un “Philadelphia”). Voto 7

Soap Opera (Genovesi). Un aborto imbarazzante, una marchetta a Medusa, apre il festival INTERNAZIONALE di Roma. Recensione su OndaCinema. Voto 2