Pillole da Roma 2014 – prima parte.

Postato il Aggiornato il

Time out of mind (O. Moverman) Un film monotono che è un’opera eccezionale, sotto il segno del più squisito minimalismo di Carver e di Hopper. Recensione su OndaCinema. Voto 7,5

Trash (S. Daldry). Vedi pillola. Voto 5.

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (J.-P. Jeunet). Jeunet trova la sua dimensione ideale nel racconto di formazione per ragazzi, ricco di invenzioni intelligenti, che affronta temi impegnativi (per un film destinato a un pubblico particolarmente giovane) come la Morte e la sua rimozione. Con una sequenza memorabile: un’elegante e feroce parodia del sistema mediatico. Voto 6,5.

DARUMA DOLLAs the gods will (T. Miike). Uno dei suoi film più belli che mi sia capitato di vedere (una ventina). Geniale, spiazzante, costantemente imprevedibile (e sempre con un’aggiunta di senso). Ogni sequenza un potenziale memorabile cult. Ma c’è di più. Il film ha una complessità di fondo che va ben oltre l’apparente (e irresistibile) divertissement, quanto a dissacrante visione sociale. C’è un equilibrio folle tra crudeltà e ironia in una denuncia che più intransigente non si può su una società che forma i giovani a leggi di insana competizione. E c’è, come sempre in Miike, il ruolo ultimo della fortuna che decide infine se premiare l’odio e/o l’amore. “As the gods will” è (anche) una geniale parodia di “Hunger games”, che dà una pista o due pure a film occidentali appena interessanti, come “Quella casa nel bosco”. Uno dei capolavori del cineasta giapponese. Voto 9

Eden (M. Hansen-Love). Mia Hansen Love ha fatto di meglio. Qui assayaseggia troppo. Il film è prolisso, e nonostante sia girato un gran bene, sa di visto. E’ schiacciato dai giganti del passato, questo cinema che rifà la nouvelle vague ad libitum. La vita come ripetizione, ritmo, coazione a ripetere: attimi promiscui ellittici, fuggenti. Amori precari in vite precarie, vissute intensamente e presto scorse via. …Ma quanto Truffaut, quanto Garrel, quanto Doillon. …Quanto Assayas! Voto 6

Still AliceStill Alice (R. Glatzer, W. Westmoreland). A fronte di una regia al servizio della storia (una regia convenzionale ma con una discreta idea di fondo centrata sulla sfocatura, e alcuni momenti particolarmente efficaci – su tutti la sequenza dei gusti di gelato), “Still Alice” è un grande film, sorretto da un’interpretazione magnifica di J. Moore, al suo meglio per raffinatezza, mimesi, immedesimazione. Al film manca uno sguardo potente, ma è un dramma intimo, asciutto, che sa evitare la retorica: di livello superiore ad analoghe confezioni recenti come “Dallas Buyers Club” (qui, siamo dalle parti di un “Philadelphia”). Voto 7

Soap Opera (Genovesi). Un aborto imbarazzante, una marchetta a Medusa, apre il festival INTERNAZIONALE di Roma. Recensione su OndaCinema. Voto 2

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