Profondità di tempo. “Ritorno alla vita” (“Everything will be fine”) di Wim Wenders.

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Profondità di campo, profondità di tempo. Wenders usa congiuntamente il 3D e le ellissi per creare straniamenti spaziali e temporali, suggerire disorientamento emotivo, restituire l’inafferrabilità del tempo e dunque della vita. Un modo nuovo per parlarci, come molte altre volte, di esistenze sospese e, soprattutto, della paura e del bisogno della paternità.
L’effetto è di trattenere le emozioni e farle pulsare sottotraccia: “Ritorno alla vita” è tutt’altro che un film raggelato. Come diceva Bresson, “produce emozione attraverso una resistenza all’emozione”. Ho provato ad approfondire questo punto di vista su Cineforum Web.

Qui la mia recensione.

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