Mese: giugno 2021

Il lato oscuro della luna

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“First Man” (Damien Chazelle, 2018), anziché agiografia di un trionfo è celebrazione crepuscolare, canto funebre a qualcosa che non c’è più: celebra certamente il sogno, ma si concentra sul lato oscuro della luna, il sacrificio necessario a realizzarlo: la compromissione della vita privata, l’incrinatura nella relazione coniugale. Nell’ultima scena, Armstrong “pone un bacio sul vetro: in quel punto lei se la sente di poggiare solo la mano. Con quel bacio, che non viene contraccambiato che in parte, l’uomo sembra chiedere più di quanto la donna non possa ormai più concedere” (citazione da “La conquista dell’inutile”, Cineforum 579).

Questione di genere, questione di sguardo

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All’inizio di “Zero Dark Thirty” (Kathryn Bigelow, 2012), la protagonista è in una posizione passiva, afflitta dalle torture cui assiste. Gradualmente compie una metamorfosi: alla fine, “la donna che si inginocchiava nella stanza della tortura ha imparato a guardare in faccia l’orrore”. “Maya è diegeticamente nella posizione di colei che guarda, e qua­si mai oggetto dello sguardo”, diversa in questo dalla posizio­ne cui è più spesso costretta la donna nel cinema, oggetto dello sguardo. Citazioni da Stefania Rimini, “’A View to a Kill’: Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow”, in A. Cervini (cur.), “Il cinema del nuovo millennio. Geografie, forme, autori”, 2020.