“Due giorni, una notte” dei fratelli Dardenne. La responsabilità morale della Scelta.

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COTILLARD Il cinema dei fratelli Dardenne si è sempre contraddistinto per l’intima sostanza etica racchiusa sotto una scorza di impegno civile. Il loro tema fondamentale, centrale sin dai tempi del bellissimo esordio del 1996 “La promessa”, è il tema della Scelta. La Scelta che implica responsabilità, impegno morale. Se i contesti in cui ambientano i loro film sono spesso stati di degrado sociale, e la società verso la quale hanno sempre puntato l’obiettivo è quella dei ceti più umili, il loro interesse non sta nel denunciare le iniquità sociali, i soprusi dei più forti – che pure ci sono sempre, nel loro cinema. Ma spesso i più forti rimangono ai margini (come anche in questo loro ultimo film), decentrati rispetto al cuore del problema, la Scelta. Ci si imbatte nella scelta morale qualunque sia la condizione economico-sociale in cui ci troviamo. E se la sorte ci ha già vessato, non ci si può sottrarre per questo di certo all’obbligo di scegliere. In “Due giorni, una notte”, di fronte alla Scelta si trovano tutti i colleghi di Sandra. E’ quasi un sondaggio, il film, condotto attraverso interviste che implicano una scelta diretta, concreta, immediata. Al posto di ciascuno dei colleghi ci potremmo essere noi. E, a ogni tappa di questo calvario, ci chiediamo come reagiremmo noi,

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