MEDEA, Lars Von Trier

medeaLa chiave di lettura sta nella didascalia finale: “la vita umana è un cammino nel buio dove solo un dio può trovare la via. Ché quello che nessuno osa credere, Dio può farlo accadere“. Un miracolo, dunque. E quale miracolo mai è accaduto a Medea? Son forse risorti i suoi figli? E’ sceso un dio a fermarle la mano, come ad Abramo su Isacco?
Non sembra. Eppure Von Trier con questa didascalia ambisce proprio a lanciare un ponte fra Euripide e Kierkegaard, tra l’antirazionalismo euripideo (a suo modo, espressione di una crisi del positivismo) e la filosofia kierkegaardiana.
Si pensi ora che nel segno di Kierkegaard si iscrive l’opera di Dreyer (autore della sceneggiatura qui diretta da Von Trier), il più grande regista danese e pietra di paragone (ingombrante e amata) di tutto il cinema di Von Trier.
In “Ordet”, Dreyer mette in scena una sua personale versione dell’irrazionalismo della fede assoluta, che spinge a credere e agire secondo ciò che per l’uomo comune è scandalo, assumendo su di sé il fardello e la croce della riprovazione e della emarginazione.
Stesso avviene alle eroine di Von Trier, in primis la protagonista di “Breaking the waves” (la quale sceglie, per fede irrazionale e scandalosa, un martirio salvifico). La Medea di Von Trier, messa in scena con suggestioni tarkowskiane, è senz’altro la prima fra le eroine tragiche con le quali il regista danese rappresenta (in ottica maschile, sicuramente) la sua visione dell’emarginazione della donna (“Su questa terra che diritti hanno le donne?” chiede Medea): ma intenderebbe spingersi oltre. Nel gesto terribile dell’infanticidio – che rappresenta poi la (riuscita) scena madre del film, e la sua maggiore originalità rispetto al mito e alle sue rappresentazioni – Von Trier indaga l’insondabile abisso dello scandalo: per quanto la Donna abbia ragione, come si può parteggiare per una vendetta così terribile sull’Uomo?
Ma torniamo ad Abramo.
Come può un padre, in nome di un dio, sacrificare un figlio?
Di fronte a questo scandalo, che è lo scandalo della fede, la ragione non può che ritrarsi.
Così fa Von Trier alla fine di Medea.
Nessun dio, in realtà, viene a salvare i suoi figli.
E la Donna, colta in un desolante bergmaniano silenzio del cielo, si avvia a portare il peso della sua croce senza apparentemente nessun conforto, nessuna redenzione.
In ciò è una Medea novecentesca.

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Un pensiero riguardo “MEDEA, Lars Von Trier

    La MEDEA di Lars Von Trier (1987) « EYES WIDE SHINING ha detto:
    1 settembre 2015 alle 14:42

    […] La chiave di lettura sta nella didascalia finale: “la vita umana è un cammino nel buio dove solo un dio può trovare la via. Ché quello che nessuno osa credere, Dio può farlo accadere“. Un miracolo, dunque. E quale miracolo mai è accaduto a Medea? Son forse risorti i suoi figli? E’ sceso un dio a fermarle la mano, come ad Abramo su Isacco? Non sembra. Eppure Von Trier …continua a leggere […]

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